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Dal momento in cui la Cascata delle Marmore “prese vita”, milioni di viaggiatori si sono ritrovati ai suoi piedi per contemplarne “la sua orrida bellezza, tale da far spiritare ogni incontentabile cervello” (parafrasando Byron).

La immortalarono in incisioni, stampe, dipinti o fissando l’essenza della sua maestosità in versi e racconti da cui scaturirono indelebili fotografie, in cui alla forza rappresentativa delle parole, concorse sia il talento del poeta o dello scrittore, sia l’incomparabile meraviglia che è capace di suscitare questa opera di ingegneria (in fondo proprio di questo si tratta), armonicamente inserita nella natura circostante.

La storia della Cascata è strettamente legata a quelle dei fiumi Velino, che offre la sua acqua al salto di circa 165 metri, e Nera, che a valle accoglie la medesima massa d’acqua nel suo letto, le quali affondano nella notte dei tempi.

Fatto sta che nel 271 a. C. il tre volte Console e poi Censore, Manio Curio Dentato, volendo bonificare la malsana e malarica pianura allagata dal fiume Velino, progettò di scavare un canale il cui fondo fosse più basso di tutto il piano allagato. La realizzazione di questa opera permise di prosciugare e di rendere coltivabile il territorio interessato, che si dimostrò essere fertilissimo, tanto da indurre Cicerone a paragonarlo ad una novella Tempe (valle della Tessaglia famosa per la sua ubertosità).


Conoscere l’origine storica della Cascata è necessario, non soltanto per capire come e quando fu effettivamente creata, bensì anche per porre l’accento sull’importanza che essa ebbe in relazione all’equilibrio idrogeologico generale riguardante tanto la conca ternana, quanto la piana reatina.

Va evidenziato, a questo proposito, che il comprensorio suddetto risultava fondamentale per la sicurezza della stessa Roma, che aveva più volte subito inondazioni a causa dello straripamento del Tevere, alle quali aveva contribuito in maniera preponderante il medesimo fiume Nera.


Per quanto riguarda il profilo artistico, come si è detto all’inizio, la Cascata delle Marmore divenne uno dei soggetti preferiti. Le opere più antiche ad essa dedicate che si ritrovano nei libri dati alle stampe, ad esempio di arte grafica, risalgono alla metà del XVI sec.

Per il periodo successivo va tenuta presente quella abitudine, in voga nel 1700 e nel 1800, che i pittori dell’epoca vedevano come necessaria, di effettuare un soggiorno in Italia per completare o perfezionare i propri studi. Tale viaggio a carattere culturale, chiamato “gran tour”, comprendeva quasi sempre anche il centro della Francia, Parigi e la Svizzera.

Il gran tour era altresì considerato fondamentale per la loro formazione anche dalla maggior parte dei poeti, letterati ed eruditi che avevano le possibilità (soprattutto economiche) per realizzarlo.

Roma era, ovviamente, il centro di questo movimento culturale e gli artisti che si dirigevano nella Città Eterna spesso passavano per Terni ed allora diveniva d’obbligo una visita alla Cascata per la grande notorietà derivante dalla sua bellezza. Se per caso, infatti, non l’avessero vista all’andata, sentitala decantare, vi si recavano di proposito o vi passavano al loro ritorno in patria.

I libri di viaggio e gli album illustrati di questi artisti, scarsi nei sec. XV e XVI, diventarono sempre più numerosi, fino a raggiungere l’apice alla fine del XIX sec.
Volendo fornire semplici, ma significativi dati, ad esempio, rispetto al numero totale, i disegnatori italiani furono il 38 %, seguiti da quelli inglesi (31 %), dai tedeschi (13 %) e dai francesi (10 %), inoltre vi furono artisti (in numero esiguo) provenienti anche da Olanda, Svizzera e Svezia.

Ciò che, però, fa capire ancor più l’importanza artistica e spettacolare del soggetto naturale, è il fatto che nei tantissimi libri o album di viaggi di questi artisti, comprendenti solitamente dalle quindici alle cento tavole, una di queste risultava essere sempre dedicata alla Cascata delle Marmore.

Dai libri, inoltre, sono state estrapolate definizioni divenute celeberrime, come quelle dello Stolberg (“tutta questa regione è una bellissima Svizzera”), del Kotzebue (“il Vesuvio fiammeggiante, Pompei risorta, l’arcobaleno della Cascata di Terni meritano di per sé soli di recarsi in Italia e poi di tornarvi da qualunque parte del Mondo”) e poi ancora sarebbero meritevoli di menzione le parole dell’Addison, del Chateaubriand, del Goethe e di molti altri.

Tra le stampe vanno sicuramente ricordate quelle eseguite da Hackert, Vasi, Gmelin, Turner, Morghen e, anche in questo caso, moltissimi altri; egualmente può dirsi per dipinti e disegni (ad esempio Metelli e Fatati).

La Cascata ha ispirato anche numerosi poeti, da Virgilio al già citato Byron, fino alle poesie dialettali, ed ancora i brani di prosa di A. Verri e L. Lanzi.

E se poeti, artisti e viaggiatori ne hanno colto nei secoli la forza magica e l’incomparabile bellezza, noi cittadini di Terni siamo, forse, i depositari, più o meno consapevoli, dell’intimo legame che lega questa meraviglia, venuta alla luce dal lavoro congiunto delle mani dell’uomo e della natura, alla nostra stessa storia, sintesi del più generale radicamento delle nostre anime a tutto il nostro territorio.

L’ultimo passo che la Cascata delle Marmore sta facendo recentemente, è quello di farsi riconoscere come patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco (appoggiata dal Comune di Terni, da altri Comuni della Valnerina e dal ministero dei beni ambientali): fatto, questo, che già di per sé conferma l’importanza di ciò che a tutti gli effetti rappresenta un patrimonio incommensurabile per Terni, l’Umbria e l’Italia intera.

 

Profilo naturalistico e turistico

E’, innanzitutto, la Cascata più alta d’Europa e una delle più alte del mondo.

L’area è composta da depositi di travertino che, dall’abitato di Marmore raggiungono la Valnerina, con un dislivello di 150 metri (la differenza tra l’altezza complessiva del salto dell’acqua, che è di circa 165 m., e quella del dislivello in questione è dovuta al fatto che la Cascata si divide in un “salto principale” di oltre 80 metri e altri due “salti minori”) . Il travertino è una roccia calcarea che si sedimentò a causa della tracimazione delle acque ricche di carbonati che andavano poi a confluire nel Nera. Il potere incrostante delle acque, unitamente alla modalità di deposizione e alla morfologia del rilievo hanno avuto come risultato quello che si formassero cavità, grotte e “forme carsiche”, esplorate dagli speleologi fin dagli anni ’50.

Il clima che interessa la Cascata è di tipo mediterraneo e sia i declivi immediatamente a ridosso della stessa, sia le colline circostanti sono caratterizzate da una vegetazione forestale ed arbustiva, che annovera fra le specie arboree salici, ontani, lecci, querce, aceri e faggi.

A questo proposito, per poter meglio apprezzare la bellezza di questo sito turistico, è assolutamente da non perdere il cd. “Sentiero Natura”, un percorso che segue un antico itinerario che congiunge il Belvedere inferiore (200 m.s.l.m.) al Belvedere superiore (360 m.s.l.m.), sul lato destro della Cascata: permette di immergersi nel bosco, costeggiare ed anche attraversare (in più punti) il corso d’acqua (altro non sarebbe che la parte finale della medesima Cascata) tramite ponticelli in legno.

I più caratteristici animali presenti sono l’istrice, il cinghiale, il capriolo, nonché il lupo e il gatto selvatico; sotto i tetti di roccia della Cascata, inoltre, nidificano le Rondini montane e nei dintorni il Gheppio, la Poiana e il raro Biancone.

Infine, va ricordato, che possono essere effettuate attività sportive come: canyoning, rafting, hydrospeed e molte altre, sia in loco, sia nelle immediate vicinanze.

Daniele Moretti
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